Poeti vari


CHANDRA CANDIANI

a Misha Alperin

Dammi un gesto vuoto
senza redenzione,
suona al pianoforte
una salvezza per la mia
belva notte,
un a-capo in picchiata
fino alla riga spezzata
ruvida
di ogni poesia.
Sono parola minuscola e nel fitto
e tu già asceta
sei il silenzio
la foresta protesa
al canto di un solo uccello
quello che custodisce
nel becco
il segreto.
Ho l'anima di carta
prende fuoco per un nonnulla.
Il teatro di una piccola
città di mare
da solo nel buio
improvvisi al pianoforte
una prova impossibile.
Qualcuno mi strappa:
«È un momento di segreta
intimità». Ma
c'è piú abissale intimità
di suonare
a un pubblico spaventato
il silenzio
la gioia sfrenata
del silenzio?
Condividiamo il cibo del mondo
Misha
come gli uccelli il vento.
Senza saperlo.
.
Chandra Candiani da 'La bambina pugile'. Einaudi
.
Chandra Livia Candiani all'anagrafe Livia Candiani (Milano, 1952) è una poetessa e traduttrice italiana.

*


TERESIO ZANINETTI

MI APRIRO' IN DUE

Mi aprirò in due
come guscio di ramarro alla frontiera
nel rigonfio del vento, parentesi graffiata
sul prepuzio dei miei sogni rapaci
che già morte pregustano indolore
Mi aprirò in due e sarò in un libro nudo
di bufera il precipizio
mentre cancella solchi d'abracadabra
la vecchia cornamusa avventuriera
Mi aprirò in due, brivido mai raggiunto
al culmine del coltello
nel centro del cranio
Io, come tutti come nessuno
alla foce del capitale
consegnerò la scorza della storia
Mi aprirò in due per non essere Uno
che ancora pensa Trino. Col coltello,
per mostrarti quanto sei lurido,
io mi aprirò in due

*

A questo non m'abituo
(Leggevo il tuo profilo esangue nei libecci
arrancando tra gladioli e fiordalisi
dentro i covoni della morte in panne):
questa luce falsa gli occhi, tradisce
bisogni e pazienze, stronca
sul nascere bocci – a questa luce
dai lividi brulli non s'abitua
il liso ricordo del domani in croce.
(Leggevo le tue rughe nei cristalli tintinnanti
assaporando intrecci mozzati di mani giunte
nel girotondo degli scorticati vivi) –
Forse era Natale o Capodanno, viziate
di droga capitalista le famiglie serravano
pance e manette (panettoni, anitre all'arancia
figli & figlie parenti stretti al collo
da gustare al dente)
-forse era l'altr'anno o non ancora.
Sta di fatto che a quest'aria di morte non m'abituo
Mentre il boia sorride con piacere automatico
ancora la mia mano rifiuta dovute tenerezze.
Sto con le mie prigioni dentro il piombo
del mio corpo stretto. Sto.
Non so come né quando. Sto.
Con il cranio dell'odio di classe. Sto.
In un mattino disatteso e stanco
qualcuno esplorerà il relitto
delle ossute gimcane a piedi freddi.
A questa maturità che selvaggiamente delicata cresce
solo un grido – domando – di vendetta e di riscossa,
dolce e tremendo come il dolore
nel tuo profilo esangue, trasparente, vivo.

*


2 poesie di EUGENIO MONTEJO

Essere qui per anni sulla terra,
con le nuvole che arrivano, con gli uccelli,
sospesi ad ore fragili.
A bordo, quasi alla deriva,
più vicini a Saturno, più lontani,
mentre il sole gira e ci trascina
e il sangue percorre il suo profondo universo
più sacro di tutti gli astri.
Essere qui sulla terra: non più lontani
di un albero, non più inspiegabili;
lievi in autunno, rigonfi in estate,
con ciò che siamo o non siamo, con l'ombra,
la memoria, il desiderio, fino alla fine
(se c'è una fine) voce a voce,
casa per casa,
sia chi porta la terra, se la portano,
sia chi l'aspetta, se l'aspettano,
ogni volta spezzando insieme il pane
in due, in tre, in quattro,
senza dimenticare gli avanzi della formica
che viene sempre da remote stelle
per essere puntuale all'ora della nostra cena
benché amare siano le briciole.

(da Territudine, 1978)
.
.

Lascia che ti ami fino a quando girerà la terra
e gli astri inchinino i loro cranei azzurri
sulla rosa dei venti.
Galleggiando, a bordo di questo giorno
nel quale per caso, per un istante,
ci siamo destati così vicini.
Ho potuto vivere in un altro regno, in un altro mondo,
a molte leghe dalle tue mani, dal tuo sorriso,
su un pianeta remoto, irraggiungibile.
Sono potuto nascere secoli fa
quando non esistevi in nulla
e nelle mie ansie di orizzonte
potevo indovinarti in sogni di futuro,
ma le mie ossa a quest'ora
non sarebbero che alberi o pietre.
Non è stato ieri né domani, in un altro tempo,
in un altro spazio,
né giammai accadrà
quantunque l'eternità lanci i suoi dadi
a favore della mia fortuna.
Lascia che ti ami fino a quando la terra
graviterà al ritmo dei suoi astri
e ad ogni istante ci stupisca
questo fragile miracolo di esser vivi.
Non abbandonarmi fino a quando essa non si fermerà.

(da Papiri amorosi )

.

Eugenio Montejo (Caracas, 19 ottobre 1938 – Valencia, 5 giugno 2008) è stato un poeta e saggista venezuelano.

:


FERNANDO PESSOA

Ho pena delle stelle
che brillano da tanto tempo,
da tanto tempo…
Ho pena delle stelle.
Non ci sarà una stanchezza
delle cose,
di tutte le cose,
come delle gambe o di un braccio?
Una stanchezza di esistere,
di essere,
solo di essere,
l'essere triste lume o un sorriso…
Non ci sarà dunque,
per le cose che sono,
non la morte, bensì
un'altra specie di fine,
o una grande ragione:
qualcosa così, come un perdono?

:


Dylan Marlais Thomas 

(Swansea, 27 ottobre 1914 – New York, 9 novembre 1953) è stato un poeta, scrittore e drammaturgo gallese. Scrisse poesie, saggi, epistole, sceneggiature, racconti autobiografici e un dramma teatrale dal titolo Sotto il bosco di latte (Under milk Wood) la cui versione radiofonica, in cui recitava l'autore stesso, vinse il Prix Italia nel 1954. Autore tardo-modernista e neo-romantico, anticipatore della Beat Generation e dalla vita travagliata, segnata dall'alcolismo, morì a soli 39 anni a causa di polmonite e overdose di morfina somministrata per errore dal medico.

.

https://it.wikipedia.org/wiki/Dylan_Thomas

Fernanda Ferraresso Haziel


Tu, come lama di coltello sei entrata nel mio cuore in lacrime!

Charles Baudelaire, Il vampiro

.

su fondamenti invisibili fuori prospettiva

con precisione chirurgica

la lama della lingua

ha affilato il verbo amare

ma fu un punteruolo

che impugnò il desiderio e impudico

dal quel corpo analfabeta estrasse una costola parlante

l'ombra viva che con il fiato rimodellò

femmina da uno scheletro senza nome

insieme la carne tornita di fresco

ebbe la stessa immagine riflessa divina una sola semenza

ma qualcosa andò per il verso sbagliato e

lei non volle giacere sotto di lui non volle

stare sottomessa per un volere che non fosse il suo

rosso un mare aperto fu la sua casa di tendini e battiti e futura

la conoscenza di se stessa l'albero e il frutto in una sola terra

fuori dalla legge e lettera a se stessa il suo linguaggio

fu notte e crepuscolo

non addomesticabile la sua fiera è monaca ferina

di una natura selvaggia e ingovernabile monca in lei la morte

perché dea di terra in una terra la riconobbe

nel suo ventre radica preistorica una realtà millenaria

della vita e dell'inizio di ogni vita

fertilità di una passione mai prona che ogni regola trasgredisce

su tutto innalzando la bellezza

di tutto quanto è un cosmo creato

notte oscurità penombra è spirito di vento la sua orma

nella tempesta avanza piegando il giglio del suo desiderio

bianco regale e netto da terra si erge innocente in un caos di lussuria

il fiore liberato da qualsiasi sottomissione e ricatto

la sua purezza scintilla su uova di depravazione

la sua astinenza è l'inizio di tutto quanto è possibile ancora

f.f.- L'isola e il cerchio- su fondamenti invisibili fuori prospettiva è l'amore che non si può dire

Amina Narimi


Siamo stati angeli nell'acqua,

piccole stelle dell'alba,

quando ancora le viti erano muschi,

farfalle di mare che andavano alla deriva

sbattendo l'azzurro dei piedi

tra le onde del sole

seguivamo il ronzio genitale dei nostri delfini

i click sordi delle stenelle in amore,

nutrendoci degli errabondi, i mangiatori di luce-

di notte facevamo buon conto della neve marina-

Più di tutto amavamo i verdazzurri,

centomille in una goccia di sale,

e i nostri capelli luccicavano a giorno.

Quella notte, la grande notte,

seguimmo una forma di lacrima

che andava a deporre le uova.

Ohh cosa stavamo vedendo

nella buca profonda di sabbia,

bambini! Stretti nella preghiera

ci fermammo

per ordine delle mani

fino a farli sparire.

Il mare si calmò, con l'anno nuovo,

minuscoli pastori cercarono l'uscita,

puntarono al largo verso l'acqua nera,

portando sul dorso come faville.

fu allora che le albere presero a far luce

che ci contammo le ossa una ad una

passando le dita a vicenda negli anni

finché una bambina prese a salire,

con le giumelle educate all'amore,

le nostre timide gole per terra

alzando la neve dal suo libro d'ore

come fa un mattutino all'Ave Maria.


https://www.youtube.com/watch?v=zthq9p8uTBg


Poesie di Donatella Pezzino

.

Potresti

Potresti attutire il rumore che faccio

cadendo; con le mani invece

rabbocchi quello che non manca

e mi peschi a caso

dal sacco delle foglie. Ho voglia

di liquirizia: ma non ricordo più la strada

che porta alle tue tasche. Sotto la lampadina

a risparmio

si diventa letargici, ragionando d'uva buona

e del mare sotto i treni e delle lenti da lettura

che ti sperdi per casa. Fuori l' autunno

ostenta certi fiori piccoli

che quando li calpesti fanno un silenzio

odoroso e impotente; ma tanto, mi dici,

verrà la pioggia a lavare via

la terra nera dal mandorlo

.

Linfa d'autunno

Foglia sgualcita, trasvolo lungo il fiume


dove l'acqua

ha le tue braccia, e un retrogusto


di lacrime mentre mi accoglie. E' lo stato larvale

della farfalla che rientra nel bozzolo, e che s'appaga


d'ovattato niente, rinunciando alle ali che ha bruciato

tra il calore del grano maturato al gelo


e il profumo struggente di un giorno che non torna

*


Quando le ali cadono lasciano erba

smossa, e vuoti carichi di braccia


respirate nel punto esatto dove le mandorle

e i crisantemi si sfiorano, e si pensano uguali

tristemente


per aver dentro qualcosa

di bianco, quasi un vellutato

pianto


e non saperlo ricordare.

.

Ho amato

come si amano gli angeli: a metà. Un'ala spezzata

ha fatto da cornice. Forse avevo paura


di rimarginarmi presto – ed era terrore, il mio –


o forse temevo il logorio dei passi

su quel lungo tappeto disteso

fra la follia e l'abbandono.

.

Lentamente

Sola. Sono la piccola solitudine dei fiori

quando non trovano il vento alla giusta latitudine

da potersi dire carezza, olfatto, tintinnio di bicchieri; sono


la pioggia che guarda gli uccelli sotto la gronda

senza potersi fermare. Da questo cielo

continuano a passare

voli

mentre io continuo a cercarti a ritroso

seguendo il calco delle mie ferite.

Estate 1979

.

Quello che so

Non importa

se un fiore che appassisce fra le pagine

lascia un'ombra inodore che non scompare


se siamo tutti

strappi deliranti, nella tela antica

che un male oscuro corroderà in eterno


clandestini a tempo

in questa strana osmosi

fra l'infinito ed un pugno di terra


ti ho perduto,

è quello che so


e tu, caldo rifugio

odoroso di talco e di carezze

sei diventata il gelo di un vento che soffia


tutte le volte

che un angelo piange


2013

.

Non parlatemi

Il mio pianto è una strada che non conduce,

il mio bambino un fiore sparpagliato a terra.

Non parlatemi di angeli oggi,

né di quante volte io debba pregare.

Ho schegge sulla lingua che mozzano le parole

e odori di sangue che piantano radici nel mio orto.

Nell'aria che brucia seccano seni e fontane

ma non ho mai avuto tanto freddo come adesso.

2017

.

Samovar

Mi spezzo

proprio ora che il vento si ferma:

ed è una morte

gentile, dove trapassano

i sogni, le rose, e le cose

perdute

che vedo solo io; e dove

amore

è un modo come un altro

per chiamare la solitudine

*

Non ti ho comprato le gerbere.


"Abbiamo colori bellissimi,

oggi" diceva la signora dei fiori.


Colori. Bellissimi.


C'era un azzurro

che tremava nelle ossa: inverno

e rimpianto. Giallo il polline

che il vento portava lontano

tra gli aranceti e il mare; dove la vita

ti urla negli occhi. E sotto

l'erba,

petali ancora freschi

che nessuno ricorda: il viola

delle cose non colte.


Ricordo profumi

Io in perispirito

ricordo profumi di sapone

e di cuscini tiepidi da sprimacciare al mattino


e assumo il mio corpo intermedio quasi fosse un calmante

prescrittomi per compiacenza quando in realtà non c'è niente da fare,


due compresse al dì: quanto basta per permettermi di passare con le dita

tra le maglie dello specchio, o di confondermi col grido

che si apre nell'erba


quando la terra non respira. Io – fame d'aria

lanciata in alto come una moneta


indecisa

da quale parte cadere


(2017)


.

Donatella Pezzino, storica, scrittrice, autrice di testi poetici e recensioni. Si occupa di storia religiosa, storia e letteratura femminile, teologia cattolica, poesia, archeologia, arte cristiana, storia della Sicilia. Sue pubblicazioni e ricerche sono presenti su Academia.edu, oltre che su riviste storiche e letterarie. Collabora con il sito di attualità "Alessandria Today". Sul blog del collettivo "Bibbia d'Asfalto", di cui fa parte dal 2013, tiene la rubrica "Caffè letterario" sui poeti italiani dell'800 e del '900.

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https://www.giardinidipoesia.it/

https://stanzadeglispecchi.wordpress.com/

Dipinto di Kateryna Kovarzh

Poesie di Silvia De Angelis


COMPARSE ENIGMATICHE

Giocano utopie di fiati ammansiti

nel moto effervescente di ragione

stondato da sintonie in contrasto.

Ingombranti macigni di piombo

accumulati nella stiva del pensiero

accentuano l'elusione d'ingaggi surreali.

Si mescolano a comparse d'amore che vanno e vengono

per poi dileguarsi nel nulla.

E' in quel nulla che si perde il palmo della mano

inclinato di volta in volta in docili carezze

complici di profondi tessuti raddolciti da sguardi emotivi

rapiti da un silenzio sovrastante le stagioni

capace oscurare il tempo del sole…

@Silvia De Angelis

.

VICINISSIMA

Quasi lacero

papavero

creatura asettica

friabilissima

d'un volo sgualcito

su argute dita di vento.

Assenza totale d'impeto

nell'enorme franchigia

dovuta alla natura.

Solitudine in spicchi di sole

nel vuoto che non è confine

ma il piegarsi

a una ragione inamovibile

disarticolata

alla pochezza inflitta…

vicinissima alla mia cattedrale

ove non rivolgo prece….

@Silvia De Angelis

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https://quandolamentesisveste.wordpress.com/

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BELVEDERE DEL MATTINO

Ambiguità d'un dire giornaliero

erede d'un girone dantesco

esprime ombre di confine

su un vero dissociato dall'essenza.

Scaglie ingannatrici

e sfondi surreali

dilatano a forza l'entità d'immaginoso

scivolato su un'insensata deriva.

Si fa forte un'arte provocatoria e insistente

dedita a pregiudizi e finzioni

che irrompono nella loggia più intima

scomponendone l'originaria l'identità

sul belvedere del mattino.

@Silvia De Angelis

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PERFETTA MECCANICA

racchiusa nel perimetro

d'un estro personale

mosso da eventi inaspettati

a cui assoggettare il pensiero.

Si scivolerà

senza rumore

sulla linea del tempo

ignorandone gli oscuri echi.

Resi lucenti da un'accentuata suggestione

annulleranno briciole d'ombra di luna

sospinte dal soffio d'una presenza interiore

vacante nell'immenso infinito

@Silvia De Angelis

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https://deangelisilvia.blogspot.com/

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LA DESTINAZIONE

Nelle pulsazioni d'aria metallica

spulcio il tuo dire silenzioso

inteso come una sberla alla vita che accade.

Affilo gli occhi in caduta libera

sul tuo ego riciclato

da una quasi ibernazione voluta.

Gazzelle si muovono velocemente

fuori del muto dogma

senza raggiungere la traversa

che ti attraversa..

proseguono imperterrite la corsa

mutando destinazione….

@Silvia De Angelis

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SIGNIFICANTE AFFINITA'

Insistente

si posa

nel mio segreto

il tuo affascinante vociare

racchiudendo

"inaccessibile memorandum"

Dischiuso

sfiora

magica

indissolta affinità

come seducente amante

che nel vuoto

accarezza

avita simbiosi con te…

…spezzata da un ambiguo tuffo

in un lago di cenere

@Silvia De Angelis

https://deangelissilvia.blogspot.com/

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Biografia di Silvia De Angelis

Amante di versi dell'immaginoso nasce a Roma Silvia De Angelis, sempre invogliata dal contatto con la gente per il suo carattere estroverso e comunicativo.

E' affascinata dallo scrivere liriche e dopo un inizio poetico rivolto a elaborati dai toni "scarniti", cresce notevolmente, modificando lo stile e delineandone il fascino, con scritti più congrui e completati da una struttura più armoniosa.

Gioisce al contatto con la natura, in tutte le sue manifestazioni, dedicandole svariati elaborati poetici, in particolare, un volume, completamente riservato agli animali "CONOSCIAMOLI MEGLIO".

Ne pubblica poi un secondo, intinto in variegate sensazioni dell'anima "CORALLI DI PAROLE INTAGLIATE COL FIATO" in cui si sofferma volutamente su tratti d'inconscio.

Ancora un terzo libro, stavolta in vernacolo, dedicato alla tradizione della sua città nativa, Roma, dal titolo "'N'ANTICCHIA DE' ROMA MIA".

Infine altri due libri di poesie variegate "INGANNI TRAVESTITI D'INCANTO" e "SCREZI NEL VENTO".

Pubblica i suoi elaborati su siti virtuali, partecipando alla loro vita ed apprezzando notevolmente le opere di altri autori.

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Notizie tratte da https://alessandria.today.it

Picasso - Bambino con colomba

Scelta di poesie di Angela Greco AnGre


Cinque poesie di Angela Greco da "PERSONALE EDEN", La Vita Felice – 2015

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c'è una strada che collega due attimi dai nostri nomi

materia inattesa che si dissipa ad un sorriso

distratto e malizioso questo battito di ciglia

differenza tra quotidiano e desiderio da attraversare

tra il bianco e il nero sfumati fino all'opera d'arte

ti guardo muovere il microcosmo senza regole sul tavolo

nasceranno nuovi silenzi e ritratti fermi tra le stelle

e dalla finestra tolgo limite allo sguardo profanando il cielo

sei tu stesso a crearmi figura fuori come fossi pelle

mentre sulla discesa ripida tra le ali catturo un bacio lento

e come faccio a dire della goccia che scivola alla tua voce

della capriola dello stomaco quando aspetto la luce e te?

ho dita tremanti che segnano un profilo nelle ore

[d'impazienza

e sembra rallentare il creato se non arrivi a segnarne il passo

ascolto sul petto sciorinando stupore al sole della tua schiena

e richiamo meraviglia oltre e più che le tue mani creatrici

ho un sospetto di sentimento che s'accorda al tuo nome

e vocali e voragini aperte nell'attesa di averti addosso

in questo momento sfuggito al caos di astri avanzati

trapiantati in tessuti sanguinanti affinché fioriscano aurore

*

raccontami la periferia delle tue mani

quando incontrano nude il nodo dell'universo

e risvegliano il senso d'essere donna e tua

segna a dito ogni confine e oltrepassalo

col tuo sapore poi sconfiggimi senza altra parola

che non siano nome e sorriso tuoi e ferma il corpo

contro me / seno di latte dalle vie colme d'azzurro

ti lascio scorrere caldo in questa terra bianca

come la prima stagione buona

in fioritura anticipata ad un respiro

nudi piegammo la schiena voltandola d'incanto

e tolsi fiato all'erba serrandola tra dita voraci

fino a diventare noi stessi il paradiso perduto

e questa volta fu il creato a chiedere di entrare

in noi

dalle tue natiche ai miei fianchi larghi d'attesa

bastò una voce e fummo ancora e nuovi

*

riprendimi esattamente da questo punto

quello in cui coloravamo il ritrovarci stretti

precisi nello sbottonare voglia e labbra:

tra le tue dita il mio dettaglio nascosto alza la voce

e fughiamo chiaroscuri di silenzi ormai altrove da qui

ché sappiamo adesso dove posare l'istinto incrollabile

ad afferrare e restituire duplicate ipotesi di paradiso:

ritrovami ancora umida meraviglia

che ho atteso leccando una ad una piaghe d'assenza

mancanza oggi risolta dalla conoscenza delle tue rughe

varchi di tempo narrato ai miei occhi e sapienza

di sapermi nell'intimo di un ancoradadire:

siamo distanti solo un bacio non di più

e questa attesa è solo il nostro abbraccio più lungo

*

nella cicatrice del giorno segno il tuo petto a passi di danza

sottile ci lega un'impazienza d'arrivare a sfiorare quella spina

che senza pudore preme a segnare di straordinario quest'ora

nel solonostro che ci invita ritroviamo carezze sospese

nella mezz'aria che sempre manca al saperci insieme

e confondendo baci a poche lettere riconosco il tuo sapore

d'immenso e d'albero fronde al vento dove riparare il battito:

sciolgo inattesa lode e tu raccogli trasparente silenzio

dalle labbra che nella tua direzione invocano mezzogiorno

e ad ombra zero penetra nell'ancora – ancora – da dire:

sosteniamo fieri lontananza fino al ritrovarci

ché nemmeno una sfumatura ci allontana dall'iride

custode preziosa di tutti gli argomenti possibili

sei tu il mio preferito

scrivendomi dentro percorsi d'azzurri insperati

oggi finalmente ha smesso di piovere

allacciando pensieri e gambe in questo letto

*

m'hai accarezzata a filo di voce o scrittura è uguale

hai acceso il brivido che si riconosce alla schiusa

nel frantumare istintivo il velo che ostacola vita

penetrando raggio incisivo di risurrezione

nel cavo d'un luogo troppo buio per vedere mattino:

caldo mi hai così avvinta fino alla resa in stelle

a trapuntare amplessi in universi ricreati

fragili per il troppo peso dell'ordinario sognare

ma necessari a chiamarci per nome o per mano:

il dettaglio della tua schiena mi stordisce

curva ad Oriente giorno in rinascita

ed io ultimo astro ne colgo il richiamo

nel sottoventre insperato dove nidificano silenzi

pas de deux le tue vertebre in arcuato canto

sospirano che t'avvolga di me oltre ragione

.da: https://lapresenzadierato.com/2015/06/19/cinque-poesie-di-angela-greco-da-personale-eden-la-vita-felice-2015/

——-

Summer evening. La luce penetra la notte intorno.

Siamo notte e luce.

Animali ringhianti a guardia dell'umanità.

Il chiarore sulla veranda rivela un desiderio insoluto;

nell'attesa liquidi ci interessiamo delle prossime stelle,

impegnate a illudere romantici. Un fruscio dall'interno

scioglie incertezze. Ululiamo posati alla ringhiera. Accade.

.

Lo stiletto conficcato ossida il mattino. Al terzo intercostale

si risolve il dubbio e possiamo continuare. Lo strappo

rivela un volto sorridente sotto il primo velo di carta.

Si sovrappongono rappresentazioni e tempi e Mimmo lo sa.

Fuggiamo a Casablanca, a piedi, finché siamo in tempo.

Prenderò il porto d'armi soltanto per puntarti addosso

le canne del mio sovrapposto, oggi, che non sei più lo stesso.

.

da All'oscuro dei voyeur (YCP, 2019; prefazione di Franco Pappalardo La Rosa)

§

Nell'oscurità della propria insonnia

il turno, la chiusura dei conti, il ritorno;

in un silenzio asfissiante

si assottiglia il coraggio

e feroce svanisce l'illusione di riuscirci.

.

Qui non importa essere figlio di dio.

Il cielo è così distante da confondere idee

e la sera è uno stato permanente.

.

Il rumore della sopravvivenza

fuori da questo perimetro

ha qualcosa di conosciuto che

non si può più ignorare.

da Ancora Barabba (plaquette; YCP, 2018)

§

Il sole pendola a un'ora ferma sulla grave

a sud di primavera anticipata; una sequenza

di rotti vetri colorati e legni e un ciondolo

appeso alla cipria del cielo, sul collo di un

pomeriggio casuale. Claire vede il verde

di occhi echeggiare alla parete carsica;

meraviglie nascoste dietro fessure di silenzio

e gatti in bilico tra troppe vite. Un falco sorvola

il luogo del prossimo nido incurante della sera

incipiente e dei suoi colori. Giochiamo a dare un senso

alle parole, che ci fraintendono prima della buonanotte.

.

Si sfuoca in lontananza la visione e per oggi siamo

fermi in questo cerchio, affacciati a un balcone.

(inedito)

.

.

Angela Greco è nata il primo maggio del '76 a Massafra (TA). Ha pubblicato: in prosa, Ritratto di ragazza allo specchio (racconti, Lupo Editore, 2008); in poesia: A sensi congiunti (Edizioni Smasher, 2012; 2017); Arabeschi incisi dal sole (Terra d'ulivi, 2013); Personale Eden (La Vita Felice, 2015); Attraversandomi (Limina Mentis, 2015, con ciclo fotografico realizzato con Giorgio Chiantini e nota introduttiva di Nunzio Tria); Anamòrfosi (Progetto Cultura, Roma, 2017, prefazione di Giorgio Linguaglossa). Presente anche in diverse antologie e su diversi siti e blog è ideatrice e curatrice del collettivo di poesia, arte e dintorni Il sasso nello stagno di AnGre (https://ilsassonellostagno.wordpress.com/). Commenti e note critiche sono reperibili all'indirizzo https://angelagreco76.wordpress.com/


Dipinto di Leonid Afremov - Flash on the sunset

Poesie di Giovanni Perri


Uno che passa ride, ed apre il cielo;

santo e demone col cuore intrecciato

a una sua tutta piovosa malinconia.

Sapergli il nome e la ferita, farlo cadere

nell'ago di aprile come un sogno.

Ecco con quale leggerezza il vento

spiega un suo lucore alla notte,

come gli riempie l'occhio la perla lunare.

Inganno adulto è questo non sapere

da quale feritoia cadrà la mezzaluce del giorno

e dove infine apriremo al dolore la voce.

.

Avevo preso tutta l'acqua del fiume.

Il bicchiere era sul comodino

insieme ai libri al termometro a una

piccola macchia di sole wengè.

Come un dio avevo esclamato

nella lingua sonnolenta dell'acqua

e ogni mio giorno era finito dentro

quel fondo dal quale bevevo

come da una delle 7 opere.

Ma dentro, soldati e cavalieri e angeli dalle ali plananti, residui e residui di luce

dentro ancora io era senza orizzonti, senza lamenti di navi greche o fenicie, pensavo un uomo in sè totale, del tutto assente, del tutto chiuso in un suo mondo ulteriore

mentre dai labbri mi cadeva un albero maestro. ~Erano l'onde

e le voragini buie

e gli abissi labirinti a risalire

da tutti i miei mari

mischiati.

E invece con che suoni

dalla finestra il giorno

pieno di geometrie

nell'azzurro ignaro

cantava.

.

Viene il pensiero di perderti talvolta

la sera è un posto girato nel sonno

stare di guardia fiutare come

dal picco di una brace la tua cena.

Ma non lo caccio, gli tocco l'osso

del gomito, gli faccio fare il giro della casa

prima che dica è tardi vai a letto

e così vado

a sedermi nelle sue occhiaie di marmo

nei suoi capelli così pieni di cavalli e canali

e penso che il tempo non passa, solo

ascolta gli spigoli e le buche

tiene girati i polsi sulla fronte.

.

Andiamo per similitudini, e sembra quasi di sentirci

in questa cosa che appena ci somiglia se ne va.

Pellicola del sogno, mia pellicana dolcezza

lasciati incorniciare da uno sguardo

di pietra viva, fatti gettare da Pirra e da Eucalione

nel mio cuore di latte e cemento e aspettami,

io sono il tuo medesimo furto di occhi e di lingua

nell'ora che agguanta e moltiplica ogni anelito andare,

lasciati nominare miscuglio di ferro e mistero

nel mio ottobre di addii smisurati

e piegami e svolgimi e ripetimi

del padre e della madre l'identica luce

che accende parola e rivela.

.

I° maggio

Attorno era la festa dei morti bruciati

un riapparire dentro le forme del fuoco

ma sempre da un angolo nuovo

e ognuno aveva addosso la sua sagoma

e c'era sempre quel numero mancante,

col pugno alzato sul fumo, a cantare.

.

Lettera ad una madre

E' tempo di comprendere

che siamo qui a dividerci il pane:

scendo per dirti

che sono capitato per caso

e non ho ancora un nome:

qui si parla di niente

e la sera si contano i topi

ma in compenso non si vive male,

la gente passeggia e

sorride, una ragazza si sente chiamare.

Saluto te, madre

che mi hai girato le spalle

dicendomi di andare

in ogni porto

pregando

ed io per ogni porto

prego

l'insurrezione e l'amore,

ma sotto ho questo muro

impregnato di urina

e mi gira la testa:

sto con questo animale

e non parlo da giorni,

sento pian piano morire

anche il lamento del mare.

.

Senza titolo

Impressioni

volano foglie d'oro, è il giorno degli avanzi di febbre,

qualcuno posa le buste pesanti sull'asfalto, respira e riparte

portando con sé una scia di ricordi.

In alto danzano i lampioni,

sembrano corpi condannati a resistere

più che luce, lividi, persi nel tempo, sopra il primo strato del tempo.

La sera ha questa pelle spessa

un taglio che non sanguina

una scritta sul vetro appannato, forse

questa è la vita, dico,

un rumore lontano, qualcosa che sai

sta nascendo.

.

Melancholia

li morti tra li vivi s'assecondano:

si toccano le schiene stanno muti

ne li occhi rimestano paura

e paura li mangia

per fame, poco a poco:

ma i morti sono morti di luce, ché luce acceca l'occhi e sfibra

e parola s'accampa

legittima resa;

e più di tutto pesa

del cuore allegrezza

che è misura d'inganno e offesa.

.

Vorrei veder tramontare ad oriente

sul breve canale delle canne addormentarmi

sopra una scia di spari cacciatori

fuggire gli alberi a ritroso

e la notte incendiaria sentire

l'annuncio dei cani arancioni

vorrei nascondermi nel fieno di maggio

nell'ampia volta del cielo che pende

sorridere per un ricordo

invertir l'ombra mia stessa

di lividi e dimenticanze

e d'anni che non ritrovo più.

Ma d'ore numinose è fatta

l'anima mia riflessa e d'archi e frecce,

portami il cuore nella luce a planare

sopra un acquaio di malinconie

saltami allegramente sulle sponde

della mia vena d'oro e scrivimi

col vento ogni ferita

degli occhi e della lingua

io ti sono nel canto padre e figlio

e fratello dei cocci lunari

allora fammi terra

fammi profumo di terra e di stalla

oppure scovami nella campagna ramata, raggiungimi

fin dove tocca l'erba la parola

e non v'è peso

né formula dei miei destini accumulati.

.

Giovanni Perri

(da Bibbia d'asfalto): https://poesiaurbana.altervista.org/author/giovanni-perri/

.

Il lettore deve sapere, leggendomi (leggendo questa non-biografia dalla quale estrapolo che nasco a Napoli e ci vivo col pregio d'arricchirmene fino a smarrirla) che un po' della mia poetica (ammesso che sia tale) risponde al desiderio, non del tutto cosciente, d'allargare il mio ipotetico dolore, la mia svagata gioia di vivere, e tutte le mie infinite miserie, ai piani più alti del sogno e della bellezza. Ogni poesia è un'occasione di sogno e di bellezza. E la bellezza è un lavoro paziente di scavo. Io sogno di essere archeologo e scultore: levigo negli affanni e a volte mi trovo a scoprire che la vita è un'invenzione stramba dei poeti che tutto sanno fare fuorché vivere.

(…)

Poesia mimetica e riflessiva, umbratile, ritmica, geometrica; poesia lunatica, ingenua, scenica (mi piacerebbe fosse, se fosse veramente, poesia) la mia.

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